Rajasthan
India
15 dicembre 2012
1° gennaio 2013

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FATHEPUR SIKRI

Lasciamo l'atmosfera incantata di Abhaneri, il suo pozzo magico e il sorriso dei bambini nei campi di senape. La macchina di Goga sfreccia verso Agra. Presto lasceremo il Rajasthan. E infatti ecco laggiù, in fondo a un lungo rettilineo alberato, il posto di controllo al confine tra lo stato del Rajasthan e quello dell'Uttar Pradesh... Ma... incredible !ndia!... Come in un film di Fantozzi, pochi metri oltre la barra che segna il confine c'è un banco di nebbia! In pratica, il sole sembra dirci che lui abita nel Rajasthan e, dopo averci accompagnato ininterrottamente per due settimane, ci dice "arrivederci"!


Non lontano da Abhaneri c'è un posto singolare che alcuni considerano una sorta di "Pompei-dell'India": siamo a Fathepur Sikri, una città costruita sontuosamente dall'imperatore Akhbar nel 1572 per insediarvi la sua corte ma completamente abbandonata una quindicina di anni dopo per motivi sconosciuti (probabilmente per l'abbassamento della falda idrica che non consentiva un approviggionamento sufficiente per tutti gli abitanti).

A 26 anni Akhbar era a capo di un regno immenso che si estendeva dall'Himalaya al Deccan. Possedeva tutto ciò che si possa desiderare: potere, salute, un harem... Ma non riusciva ad avere figli!
Tormentato dal problema della discendenza, l'imperatore si recò sulla collina di Sikri, dove viveva un eremita di nome Sheikh Salim Chisti. Grazie ai consigli del vecchio saggio, Akhabr ebbe tre figli in breve tempo. In segno di gratitudine, decise di spostare la sua corte in quel posto e fondò Fathepur Sikri.

La città di Fathepur Sikri è realizzata con una strana fantasia architettonica che mischia una molteplicità di stili (indù, musulmano, jainista e cristiano) che riflettono la personalità di Akhbar, uno dei più grandi sovrani del nord dell'India, caratterizzato da uno spirito curioso e versatile. Si dice che Akhbar fosse analfabeta ma che, comunque, apprezzasse la cultura sotto ogni forma; per questo amava parlare con i mercanti stranieri ai quali chiedeva particolari sui paesi d'origine.

Purtroppo non riusciamo ad apprezzare in pieno il fascino magnetico di questa città-fantasma perchè 14 giorni di sole splendente ci hanno "viziato" e il cielo cupo di oggi ci trasmette una sensazione di oppressione che non riusciamo a sconfiggere...
Eppure Fathepur Sikri ha tanto da offrire, a cominciare dall'imponente edificio che costituisce la porta d'accesso principale (è la prima foto di questa pagina) e che sembra esageratamente alta.
Anche in questo caso per accedere all'interno della citàà dobbiamo toglierci le scarpe, uffa!!! Poichè la città non è un tempio, nè una moschea, non capiamo il motivo di tale imposizione, anche se ipotizziamo che il tutto serva per spillare soldi ai turisti, dato che c'è un vero e proprio esercito di shoe-watchers (="guardiani-di-scarpe")!

Sarà la giornata grigia, sarà la stanchezza, fatto sta che gironzoliamo un po' per questa città senza particolare entusiasmo. Attorno a noi migliaia di turisti, in gran parte indiani, ci ricordano che siamo nel secondo paese più popoloso del mondo: mai come adesso ci rendiamo conto di come in India restare soli sia un problema, soprattutto quando restare soli diventa opportuno...
Ebbene sì: fare la pipì a Fathepur Sikri è un affare serio... Non ci sono bagni pubblici, nè è facile troavre il classico angolino appartato. Finisce che la faccio tra due alberi lungo la strada che ci riporta al parcheggio poco più di un chilometri più in giù, dove, come al solito, Goga ci sta pazientemente aspettando.
Be', è finita che abbiamo fatto ciò che molte guide esplicitamente consigliano di non fare: limitarsi a una breve visita del forte e della moschea. Certo sarebbe stato opportuno trascorrere almeno una notte nel villaggio vicino, dove, al calar della sera, quando le frotte di turisti si sono dileguate, si ripiomba in un'atmosfera da Medio Evo. E forse sarebbe stato bello spingersi un po' verso ovest fino al villaggio di Bharatpur per assaporare un angolo della vera India rurale,... Ma il nostro viaggio volge al termine e ripartiamo verso Agra, con un "la-prossima-volta" poco convinto.

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