Rajasthan
India
15 dicembre 2012
1° gennaio 2013

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JAIPUR

Arriviamo a Jaipur, che è la capitale del Rajasthan. Qui resteremo tre giorni. Col senno di poi, due giorni forse sarebbero stati sufficienti, ma siamo nella parte conclusiva del nostro viaggio e quindi se rallentiamo il ritmo va bene.
Al momento della prenotazione, Bobby Takur - che chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui saprà essere il titolare dell'agenzia Kalka Travel di New Delhi - ci ha riservato una stanza per tre notti presso l'Hotel «Sikar Haveli» [↑↑↑]. L'albergo dall'esterno è molto bello, essendo ricavato in un antico palazzo (una haveli, appunto). Purtroppo, però, ci troviamo in un quartiere periferico, dove c'è soltanto un incessante susseguirsi di negozi di stoffe all'ingrosso e veramente nient'altro. La nostra stanzetta di per sè non è male: è molto caratteristica, ed è arredata con mobili antichi; ma c'è un particolare: nel letto c'è una sola coperta, per giunta molto sottile. Le notti del Rajasthan a dicembre sono alquanto freddine, così chiedo alla reception se possono darci un'altra coperta. Non l'avessi mai fatto!...
La mia richiesta mette in crisi i due ragazzi che sostituiscono il padrone (un musulmano con tanto di barbetta e un occhio di vetro): non trovano un'altra coperta neanche a pagarla... Io insisto che voglio un'altra coperta, ed è il panico: i due tizi chiamano un altro ragazzo dalle cucine, che si unisce a loro nella ricerca di ciò che (secondo me) dovrebbe essere facilmente recepibile in un hotel. E' come se chiedessi un pezzetto di legno in una falegnameria o della farina in una pizzeria. Niente: non si trovano coperte. A un certo punto...

... il ragazzo ultimo arrivato trova non so dove uno straccio pulcioso: forse parecchi decenni fa doveva essere una coperta, ma oggi ciò che l'indianino ci porge con un timido is-this-okay? non è altro che un lurido, puzzolente e lacero quadrato di stoffa preso a chissà quale mendicante. «Is this okay?», mi ripete il ragazzo mentre lo guardo con gli occhi fuori dalle orbite e la bocca spalancata come se avessi visto il papa fare la lap-dance in discoteca. «No way!», non è affatto okay, e infatti persino gli altri due ragazzi della reception sono inorriditi e prendono a male parole il malcapitato.
Finisce che trascorriamo nell'hotel «Sikar Haveli» solamente una notte, rispetto alle tre preventivate. Raccontiamo l'episodio della coperta a Goga, il quale ci mette subito in contatto con Bobby Takur, che, nel giro di cinque minuti, ci trova una bellissima stanza in un hotel molto più centrale e moderno: si tratta dell'«Om Tower», che è considerato uno degli alberghi più in di Jaipur. «Dhanyavaad, Bobby!» - Grazie, Bobby!

La principale attrazione di Jaipur è l'Amber Palace, l'ennesima roccaforte del Rajasthan, costruita a circa 10 km dal centro di Jaipur. Amber ear una volta l'antica capitale, sede del maharajà locale. La fortezza fu costruita a partire dal 1500 e i lavori andarono avanti per quasi un secolo e mezzo. Il cuore del palazzo è arroccato su una falesia che domina una stretta vallata da un lato e un lago dall'altro: una muraglia molto spessa si sviluppa per 9 chilometri attorno alla fortezza, ma poi prosegue per decine di miglia verso le ripide colline, al punto che essa viene un po' pomposamente definita «the little Chinese wall».
La mattina dopo il nostro arrivo, Goga ci porta in macchina al parcheggio che si trova alla base della roccaforte. Per salire all'Amber Palace si può andare a piedi, prendere una macchinina elettrica oppure... andarci a dorso di elefante!

Il percorso non è molto lungo: sarà poco più di un chilometro, ma il costo del tragitto con l'elefante è semplicemente esorbitante: paghiamo 900 rupie in due (più altre 100 rupie di mancia al cornac (che è il "fantino" dell'elefante: un..."ele-fantino" appunto!!!): in tutto 1000 rupie che sono l'equivalente di 15 euro circa. Secondo lo standard indiano la somma è enorme e i proprietari degli elefanti fanno soldi a palate; tuttavia - che diamine! - siamo in India e... quando ci ricapiterà la possibilità di un giretto con l'elefante?!? Per cui, crepi l'avarizia: decidiamo di noleggiare un pachiderma! Peccato, però, che...

... non siamo gli unici ad avere avuto questa brillante idea: andiamo verso il punto-vendita dei biglietti e scopriamo che c'è una fila di almeno cento metri, con una moltitudine di turisti in paziente attesa!
Il fatto è che sono le 10:20 di mattina e i biglietti restano in vendita solo fino alle 11:00! Ce la faremo?
No. Non ce la facciamo. Che sfortuna! La vendita dei biglieti termina quando ormai davanti a noi ci sono non più di 10 persone! Pazienza. Non imprechiamo più di tanto perchè il motvo che determina la cessazione della vendita alle 11:00 è decisamente valido: il tragitto è in salita ed è molto impegnativo per i poveri elefanti. Certo, non dev'essere molto facile per i poveri pachidermi inerpicarsi lungo i ripidi tornanti che conducono all'Amber Fort. Ecco perchè oggi - a differenza di quanto avveniva fino ad alcuni anni fa - ogni elefante può salire e scendere dalla roccaforte non più di cinque volte al giorno.

Proveremo a salire sull'elefante domani. Oggi decidiamo di salire a piedi lungo il sentiero lastricato che conduce all'Amber Palace. Il percorso è di quelli che resteranno impressi nella nostra mente. Il panorama è molto bello: sulla sinistra salendo c'è un bel lago che s'incunea tra due colline; sulla destra c'è la rocca di Amber e lungo la strada c'è un...

...tappeto di... [☻↑↑↑] cacca di elefante che a volte è proprio impossibile da evitare! Ma anche questo fa parte dell'esperienza.

Tutti gli appassionati di elefanti dovrebbero visitare Jaipur il 25 marzo. Ogni anno, in questo giorno, c'è l'Holi Festival (="Festa dei Colori"). In questa circostanza, tra cortei di cammelli, cavalli ed elefanti, gli animali vengono addobbati e colorati all'inverosimile, con tanto di premio finale per il pachiderma più eccentrico.

La passeggiata verso la roccaforte è veramente emozionante, anche perchè passiamo in mezzo alla processione incessante degi elefanti che fanno la spola. Vincenzo, poi, mi stupisce davvero: con la sua videocamera passa a pochi centimetri dai pachidermi, infilandosi tra le due fila di bestioni [↓↓↓], come se si trattassero di cagnolini. Stavolta devo proprio dirlo: «Incredible !ndia!»

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