Rajasthan
India
15 dicembre 2012
1° gennaio 2013

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PUSHKAR

Oggi ci trasferiamo in direzione nord-est, da Udaipur a Pushkar. Praticamente stiamo cominciando il ritorno verso New Delhi, anche se ci sono davanti a noi ancora parecchie emozioni che ci attendono.
Il paesaggio, che era diventato alquanto verdeggiante durante l'attraversamento della regione dei Monti Arawalli, sembra farsi nuovamente desertico man mano che ci avviciniamo a Pushkar. La pausa-pranzo di Goga in un ristorante nel nulla ci consente la solita esplorazione dei dintorni. Nonostante non si veda alcun centro abitato nelle vicinanze, incontriamo diverse persone, soprattutto donne e ragazzi. Le prime raccolgono legna e sterco di mucca da essiccare (e usare come combustibile in cucina); i secondi sono pastori.

Con Vincenzo c'intratteniamo per qualche minuto a chiacchierare con un gruppetto di pastorelli. Il loro inglese è approssimativo e riusciamo a capire che sono nomadi. Regaliamo loro dei biscotti e alcuni capi di vestiario, tra i quali [↓↓↓] la mia mitica "maglietta Fila" blu.

Il lungo tragitto tra Udaipur e Pushkar è tra i più tranquilli: infatti in India il traffico è praticamente onnipresente ed è raro trovare delle zone disabitate e poco antropizzate; qui, però, ci sono dei lunghi tratti nei quali incrociamo pochi veicoli. A proposito della confusione in India, un particolare ci ha colpito: durante una trasmissione televisiva su Mumbay è stato evidenziato come l'affollatissima spiaggia di questa metropoli indiana è paradossalmente il luogo dove per due innamorati è più facile scambiarsi coccole ed effusioni, dato che qualunque altro ambiente è saturo di persone. E', infatti, difficile per due fidanzati darsi un bacetto nelle case private per il gran numero di persone che vi abitano (mediamente 2,5 persone per stanza); è poco decoroso farlo nei pochi parchi pubblici; è praticamente impossibile farlo per strada, dato l'incessante via-vai di persone perennemente impegnate a comprare, vendere o elemosinare qualcosa. Con questi presupposti resta solo la spiaggia dove, sia pur a pochi metri di distanza dall'asciugamano di qualcun altro, è finalmente possibile restare.. vicini-vicini!

Durante una pausa-sigaretta di Goga incontriamo una famiglia di zingari che porta con sè quattro misere cianfrusaglie. Appartengono all'etnia dei "Gadulia Lohar", un popolo nomade famoso per la spiccata abilità nella lavorazione dei metalli. Molti maharajà, in passato, pretendevano che la spada e il pugnale personali fossero forgiate dai fabbri dei Gadulia Lohar.
La famigliola che incontriamo non appare ben messa: sono due genitori e tre bambini, ma Goga sostiene che avranno almeno altri tre figli da qualche parte... Comunque, regaliamo loro qualche maglietta e del cibo. Ripartiamo verso Pushkar.

Arriviamo a Pushkar nel tardo pomeriggio. Questa cittadina - non particolarmente grande - è famosa perchè in occasione del plenilunio di novembre si tiene la fiera dei cammelli più grande dell'India. Migliaia e migliaia di persone accorrono qui per comprare o vendere cammelli, ma anche semplicemente per assistere a questo singolare mercato che prevede una serie di spettacoli e intrattenimenti collaterali. Per cinque giorni, oltre ad assistere a furiosi mercanteggiamenti, si tengono corse di cammelli e si svolgono giochi popolari in un enorme luna-park. Il giorno del plenilunio, poi, è previsto un bagno purificatore nelle acque del lago sacro sulle cui sponde sorge Pushkar.

Dopo la fiera, un altro spettacolo è quello offerto dallelunghe carovane di cammelli che lasciano la cittadina diretti verso il deserto, nella mandria del nuovo padrone.

Pushkar è una delle città sacre dell'Induismo. In particolare sacro è il lago sul quale sorge la città, essendo considerato un vero e proprio tempio all'aria aperta. e, come in tutti i templi indù, è possibile accedervi solo se si è scalzi e senza alcun elemento di cuoio addosso. Il cuoio, infatti, essendo di origine animale, implica che una vita è stata spezzata: per questo non è ammesso.
Inoltre Pushkar ha un'altra singolarità: è l'unico posto in India dove esiste un tempio dedicato a Brahma-il-Creatore, che è la principale divinità del pantheon induista.
Come mai Brahma, il dio di tutti gli dèi, non ha un tempio a lui dedicato in nessuna altra parte dell'India? La leggenda dice che un giorno Brahma di stava preparando alla puja (la festa dell'offerta), ma sua moglie Savitri perdeva tempo nei classici preparativi femminili. Poichè la puja può avvenire solo in presenza di una donna, Brahma, stanco di attendere, sposò una ragazza di pushkar. Per la rabbia la sposa legittima lo mandò a quel paese e giurò che il culto di Brahma non si sarebbe celebrato in nessun altro posto se non a Pushkar.
A prima vista, può apparire starno che l'Induismo - che ha dedicato templi a topi e biciclette - finisca per non dedicare alcun edificio sacro proprio a Brahma-il-Creatore. Poi, però, bisogna ammettere che la stessa cosa avviene nella religione cristiana: ci sono chiese e cattedrali dedicati a tutti i santi e a tutte le madonne possibili e immaginabili, ma un santuario dedicato a Dio in quanto tale non mi risulta che ci sia...

Partiamo da Pushkar verso Jaipur...

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