Rajasthan
India
15 dicembre 2012
1° gennaio 2013

Pagina precedente
Menu principale
Pagina successiva

RANAKPUR

Da Jodhpur verso Udaipur: il paesaggio diventa via via sempre più verde e la strada non è più un lungo rettilineo. Stiamo per inerpicarci sui Monti Arawalli, una zonache è ricoperta dalla foresta e che - come Goga ci spiega - è l'habitat perfetto di moltissime scimmie e, quindi, dei loro predatori: i leopardi. Una volta qui c'erano pure le tigri, ma oggi sono scomparse e per avvistarne una bisogna andare in un parco nazionale a circa cento chilometri da qui.
Goga si ferma a mangiare come al solito in un luogo di sua conoscenza, mentre io e Vincenzo ne approfittiamo per dare un'occhiata nei dintorni.
E viviamo l'esperienza più toccante dell'intero viaggio...
Sul lato opposto della strada rispetto al ristorante dove Goga sta mangiando, c'è un ruscelletto; al di là vediamo tre misere casupole. In realtà sembrano più delle capanne precarie, ma si comprende che sono stabilmente abitate. Vedo un ragazzino; avrà circa 11-12 anni [↑↑↑] e lo chiamo, intendendo regalargli una maglietta. Lui mi vede e a sua volta mi chiede che sia io ad andare da lui...

Mentre oltrepassiamo con un saltello il ruscelletto, il ragazzino ci viene incontro raggiante: come ci spiega, è contento perchè è la prima volta che degli uomini bianchi vanno a fare visita a "casa" sua. Con lui c'è la sorella di un paio di anni più grande; la ragazza sta lavando le stoviglie usando della sabbia (!) e ci guarda con grande curiosità. Il ragazzino ci invita ad accomodarci su una specie di sedile fatto con fili di canapa. La capanna è costruita con foglie, rami secchi e con cacca di mucca, mentre il tetto è coperto alla meno peggio da teloni di plastica. Non c'è luce elettrica, nè acqua corrente, nè servizi igienici (!!!).
Nonostante l'estrema miseria c'è grande dignità. La ragazza tace e lascia che sia il fratello a interagire con noi; tra l'altro il tipetto parla un perfetto inglese e ci dice orgoglioso che va anche a scuola.
Chiediamo dove siano i genitori e lui risponde che sono a lavorare nei campi oltre la collina.
E' incredibile ma è tale la miseria che vediamo che ci sentiamo inadeguati e quasi in colpa per la nostra condizione privilegiata... Regaliamo delle magliette, un po' di zucchero, qualche marmellatina, dei saponetti e un flacone di shampo che fa brillare gli occhi nerissimi della ragazza.

Stiamo per andarcene quando il ragazzino ci dice che adesso tocca a lui darci qualcosa. Sono impressionato da quest'affermazione e rispondo che non è proprio il caso. Lui, però, insiste: «My soul would not be in peace if I don't give you something...» e con un movimento lesto si avvicina a una pianta di basilico alta quasi quanto lui, ne prende alcune foglie, le strofina appallottolandole tra le mani e ce le dà: «Take: this scent is for you... You'll think of us when you smell it!»
Io e Vincenzo siamo senza parole... Incredibile: il ragazzino ci ha regalato un po' di... aroma di basilico! Non sappiamo davvero cosa dire... Ce ne andiamo quasi commossi, mentre fratello e sorella ci salutano con un sorriso che non scorderemo. Come l'odore del basilico che ci ha regalato il piccolo abitante di quest'angolo di universo.

I templi jainisti di Ranakpur

Ancora emozionati torniamo da Goga che - burp - ha appena finito di pranzare. Non fume nemmeno la rituale sigaretta post-prandiale perchè rimanda il tutto a quando arriveremo a Ranakpur, appena una decina di chilometri più a sud.
Ranakpur non è una città e, anzi, non è neanche un villaggio: è semplicemente una valle tra i monti Arawalli dove i fedeli del Jainismo hanno costruito una serie di templi che definire spettacoli sarebbe riduttivo. Persino una cattedrale gotica o barocca apparirebbe scialba e banale se confrontata con le sculture, le colonne, gli intarsi, le volte cesellate, i capiteli e quant'altro gli artisti jainisti hanno saputo realizzare qui... Tra i diversi edifici, noi visitiamo il «Tempio di Adinath» che è il tempio jainista più grande di tutta l'India. A differenza di quasi tutti gli altri edifici di culto che abbiamo visitato nel Rajasthan...

... per entrare nel tempio di Adinath le persone non devono pagare alcun biglietto, ma... le macchine fotografiche sì!
E va bene: ormai ci siamo abituati... però ne vale veramente la pena: la struttura è veramente un capolavoro di preziosi "merletti di marmo" che ricoprono ogni superficie: le colonne, le pareti, le volte, i lastricati...
In teoria è vietato introdurre oggetti in cuoio e sigarette, ma non abbiamo visto alcun controllo. Il tempio è dedicato al primo dei 24 profeti jainisti e fu eretto da un ricco mercante, ministro di Kumba, nel 1400. La sua costruzione richiedette oltre 50 anni e copre 1500 metri quadrati. Nel visitarlo si ha una sensazione di strana asimmetria, nel senso che ogni ambiente è diverso dall'altro; tuttavia (come ci spiega un ragazzo-monaco) la pianta del tempio esprime la complessa cosmogonia jainista.
L'interno è caratterizzato dalla...

...presenza di ben 1444 colonne di marmo finemente cesellate. Una di queste 1444 è storta. Come mai? I costruttori del tempio erano consapevoli di stare realizzando un capolavoro e volutamente fecero una colonna storta perchè "la perfezione è prerogativa di Dio, non dell'uomo"!

Una coppia di buoi gira la noria per attingere acqua da un pozzo e portrla in superficie.

Sosta-sigaretta per Goga: ormai siamo quasi arrivati a Udaipur.

Pagina precedente
Menu principale
Pagina successiva