Rajasthan
India
15 dicembre 2012
1° gennaio 2013

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JODHPUR

Dopo due giorni trascorsi a Jaisalmer viene il momento di partire. Viaggiamo in direzione sud-est: destinazione Jodhpur.
Il percorso adesso non è più un rettilineo, e il paesaggio circostante diventa sempre meno desertico e, quindi, più densamente popolato. In pratica a bordo strada c'è un susseguirsi continuo di negozietti, botteghe, officine, stalle e un continuo via-vai di gente che sembra non arrestarsi mai.
Poi, dopo circa due ore di strada, gli insediamenti umani sembrano diradarsi e si entra in un'area più rurale dove riusciamo a scorgere persino dei cervi (anzi, delle cerve, visto che non hanno le corna)!
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La pausa-pranzo di Goga avviene presso uno dei soliti "autogrill" indiani dai prezzi assurdi. Teoricamente il nostro autista dovrebbe prendere la sua bella percentuale sulla nostra spesa, ma io e Vincenzo ci rifiutiamo di entrare in questi ristoranti che spennano i turisti: dopo l'abbondante colazione della mattinata, qualche biscotto e delle banane basteranno per permetterci di arrivare fino a cena. Goga non prenderà alcuna riompensa dal ristoratore, ma ormai ha capito l'antifona e si è rassegnato.
Mentre Goga pranza, io dò un'occhiata in giro. davanti il ristorante stazionano le solite mucche. Trovo a terra un rametto con dei peperoncini rossi ultra-piccanti e provo a darlo in pasto alla prima mucca che capita, ma l'animale si dimostra meno scemo del previsto: annusa e non mangia, della serie chi-vogghiu-sta-cosa!!

... un'intera famigliola intenta a lavorare nei campi...

... un pastore col suo piccolo gregge che mi semra la personificazione della poesia di Leopardi «Canto notturno di un pastore errante dell'Asia»...

... un "sadhu", cioè un monaco hindu itinerante, a metà strada tra un asceta e un peri caminarolu...

Procediamo verso Jodhpur e il paesaggio cambia di nuovo: adesso attraversiamo una zona dove è un susseguirsi di cave di marmo. Goga si ferma per fumare una sigaretta in un punto dal quale è possibile osservare il duro lavoro di chi lavora nelle cave. La cosa che più ci sorprende è...

... in queste cave lavorano anche le donne! A loro è affidato una delle mansioni più dure, coiè quella di trasportare i detriti. Osserviamo una ragazza sui vent'anni caricare i frammenti di roccia su un camion a forza di braccia!

Nel pomeriggio arriviamo a Jodhpur, la «città azzurra», chiamata così per il colore delle case. E, in effetti, visto dall'alto il panorama della città vecchia presenta degli agglomerati di case azzurre, interi quartieri con i muri dipinti del colore del cielo che manterrebbe l'interno fresco nelle giornate calde e - secondo la saggezza indiana - terrebbe lontane le zanzare.
Tuttavia il colore azzurro non è stato scelto nè per mitigare il colore, nè per evitare le zanzare (non è che sono sacre pure quelle? Tutto è possibile nell'!Incredible !india!): al contrario il colore azzurro deriva dal fatto che nella città vecchia vivevano tanti brahmini, i quali veneravano Krishna, il dio del pantheon indiano che è di colore blu (secondo la mitologia hindu Krishna fu morso da un serpento ma non morì perchè il mare fece da antidoto al veleno colorando la sua pelle di azzurro...).

Il palazzo dove ancora oggi vive il maharajà di Jodhpur. [↓↓↓]

Jodhpur è una tappa intermedia nel nostro trasferimento verso Udaipur. Comunque un motivo valido per fermarsi qui a Jodhpur - che, col suo milione e mezzo di abitanti, è la seconda città del Rajasthan - è rappresentato dal «Mehrangarh Fort».[↓↓↓].

Una venditrice d'acqua all'ingresso del «Mehrangarh Fort».

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