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INDIAN CANYONS
Ancora emozionati per l'accaduto al «Palm Canyon», ci spostiamo di poche miglia, passando all'«Andreas Canyon». Qui pranziamo con i nostri mitici panini al tacchino con insalata, puntuale banana e trasgressiva Coca-Cola Zero.
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Questo secondo canyon è molto più tranquillo del primo: ci siamo solo noi e qualche sporadica coppia di turisti che arriva, dà uno sguardo e poi va via. Non è certo perchè il posto sia brutto, anzi: tutt'altro. Solo che è da poco passata l'una, e il caldo è infernale.
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 L'«Andreas Canyon» era usato come magazzino dagli indiani Cahuilla-Agua Caliente. Qui vi tenevano le granaglie che riducevano in farina usando dei mortai scavati nella roccia (sono i buchi nella parte bassa della foto qui sopra).
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Finito il nostro parco pranzo, iniziamo l'escursione nel primissimo pomeriggio. Il canyon è più stretto di quello da noi visitato in mattinata, per cui confidiamo nell'ombra delle palme e della roccia che sovrasta il percorso.
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 Il corso d'acqua lungo il quale si sviluppa l'«Andreas Canyon» ha una portata maggiore, e ogni tanto c'è qualche cascatella, nonostante sia la stagione secca.
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Percorriamo il canyon in salita all'ombra; non è molto lungo, ma è un posto carico di suggestione: non c'è proprio nessuno, nè uomini, nè animali. Immagino che persino i serpenti a sonagli se ne stiano rintanati in attesa della frescura della sera. Decidiamo per il ritorno di uscire allo scoperto. Saremo sotto il sole, ma il sentiero è in discesa (foto a destra), per cui contiamo di non sudare più di tanto.
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Non resisto alla tentazione d'infilarmi tra la "barba" delle palme, cercando d'imitare ciò che avviene nei cartoni animati, quando la testa spunta fuori improvvisa da un cespuglio... (foto a sinistra). Be', il tentativo non è riuscito granchè, vero?
Attraversiamo un ponticello che ci porta verso il lato sud della riserva. In questa direzione, infatti, c'è il terzo Indian Canyon che vogliamo visitare, il cui nome è: «Murray Canyon».
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L'escursione a questo terzo e ultimo canyon indiano è stata effettuata con un pizzico di follia: è pieno pomeriggio, il sole è feroce e non c'è un filo d'ombra: la temperatura supera i 45°C, ma... noi decidiamo comunque di andare avanti.
Dal parcheggio al «Murray Canyon» ci sono circa venti minuti di camminata, durante i quali Vincenzo supera sè stesso, e stoicamente procede. In effetti, eravamo stati tentati dal lasciar perdere, poi, però, vediamo che un papà con due bambini (di non più di 10 anni) si sono avventurati con la massima naturalezza, e così... andiamo anche noi!
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Il «Murray Canyon» si dimostra alla fine esattamente come i primi due; non ci saremmo persi niente di nuovo se non lo avessimo visitato; però, vuoi mettere la soddisfazione di poter raccontare di avere sfidato il torrido deserto californiano come i vecchi pionieri e i cercatori d'oro?
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