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IL RIO DELLE AMAZZONI
 Il secondo giorno di permanenza a Manaus ci uniamo a un'escursione organizzata da un'agenzia locale sul Rio delle Amazzoni.
Dovremmo salpare alle 9:30 da uno dei moli della zona portuale, un po' malfamata col buio, ma sicura di giorno. |
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Ovviamente l'orario non viene rispettato - la mancanza di puntualità è una costante dei brasiliani - e, comunque, è piacevole osservare la quotidianità degli scaricatori di porto alle prese con le mercanzie più disparate.
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La nostra imbarcazione è quella tipica a due piani che si ritrova nei fiumi sudamericani... Fitzcarraldo o il Titanic?
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Acqua «bianca»...
...Acqua «nera» |
Finalmente si parte. Abbiamo dovuto attendere una comitiva di turisti brasiliani, rumorosi e disordinati come le stereotipo dei napoletani. La prima attrazione che vediamo è il famoso "incontro delle acque", che già avevamo intravisto dall'aereo prima di atterrare a Manaus. Si tratta della confluenza del Rio delle Amazzoni (che a quest'altezza viene chiamato ancora "Rio Solimoes") e del Rio Negro. Le acque di questi due fiumi hanno densità, temperatura e varie proprietà fisico-chimiche diverse, e quando confluiscono in un unico corso proseguono parallelamente senza miscelarsi per almeno una trentina di chilometri, con la conseguenza che il fiume sembra diviso in due carreggiate nettamente separate.
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Le acque del Rio Negro sono veramente nere, ma limpide allo stesso tempo; chimicamente sono acidule perchè il fiume attraversa lunghi tratti di foresta ove crescono alberi le cui foglie sono ricche di tannino; tali foglie, cadendo nell'acqua, si decompongono rilasciando le sostanze che rendono il fiume per l' appunto nero e acido. Invece, le acque del Rio Solimoes sono sicuramente più chiare: non proprio bianche, ma giallognole o marroni e limacciose a causa della natura dei terreni che attraversano.
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La nostra crociera fluviale prosegue tranquilla. Prendiamo per la prima volta contatto con la foresta allagata: solo le fronde dei rami emergono dalle acque, mentre la base del tronco è 6 metri più in basso!
Inoltre, in questo tratto le rive del fiume sono scarsamente abitate e gli insediamenti si limitano a delle casette su palafitte.
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Riprendiamo la navigazione sul nostro battello-alla-Fitzcarraldo, e non ci accorgiamo neanche di essere stati letteralmente "abbordati" da una piroga con degli indios (molto civilizzati: uno ha un berretto della squadra dei "New York Yankees") che portano con sè una mini-zoo ambulante. Tra i vari animali, silenziosamente portano a bordo ...alcuni bradipi, un anaconda, serpentelli vari, un bel
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caimano (ben più grosso del "lucertolone un po' cresciuto" col quale abbiamo avuto a che fare nel Delta del Parnaíba) e alcune scimmiette. In cambio di qualche spicciolo, questi indios danno la possibilità a noi turisti di avere un contatto diretto con la fauna locale, e va detto che l'iniziativa ha successo. Infatti, dopo l'iniziale sbigottimento generale dovuto al fatto che nessuno aveva visto arrivare la piroga, tutti si accalcano per incontro ravvicinato: i più temerari sono disposti a prendere con sè i vari animali; i più schifiltosi o paurosi si limitano a guardare e rabbrividire. |
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Vincenzo prende un bradipo in braccio, e solo in un secondo momento ci accorgiamo che in effetti si tratta di... due bradipi: una mamma col bradipino.
E' un amore a prima vista. L'unica conoscenza di Vincenzo di un bradipo si limitava a «L'era glaciale», e non è che l'impressione ottenuta fosse granchè; ma si sa: a Vincenzo i cartoni animati non piacciono molto. Invece da questo momento in poi, non si dimenticherà più del dolcissimo abbraccio di mamma-bradipo.
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